skip to main |
skip to sidebar
Nei panni di una sorta di Gordon Ramsay cinematografico, Guy Ritchie si dedica a reinterpretare secondo il suo personalissimo style uno dei "piatti" forti della tradizione letteraria.
Il lavoro sull'ingrediente principale è più formale che sostenziale: l'algido distacco unanimamente attribuito ad Holmes viene trascinato verso la guasconeria (come si fa a non essere pazzi di Robert Downey Jr. ...??) ed il regista inglese si diverte a sporcare il detective con la patina fumosa ed il dinamismo dei bassifondi londinesi, ad "umanizzarlo" con una cura a base di pugni ed acrobazie (per maggiori dettagli si consiglia di andare a riprendere quanto accaduto al James Bond di Daniel Craig...). Il cuore del personaggio non viene però toccato significativamente e ne vengono conservate le peculiarità, quali l'ostentazione quasi inevitabile di superiorità o il muoversi in un mondo di cui la sua genialità gli svela passato e futuro (divertente ed efficace lo stratagemma dei flash forward durante i combattimenti).
Si passa poi all'aggiunta degli altri ingredienti. Il dottor Watson viene elevato rispetto al livello solitamente riservatogli dalla tradizione, aumentandone l'intraprendenza e le abilità, la complicità ed empatia con Holmes, riportando un po' più a galla quella parte della sua storia che dice "ex militare decorato"; impostazione resa quantomai evidente dalla scelta di affidare il ruolo ad un secondo violino di lusso come Jude Law [Closer, Alfie, Gattaca]. Anche l'affascinante ladra interpretata da Rachel McAdams [State of Play, Red Eye, 2 single a nozze] si dimostra molto rispettosa dei canoni tradizionali, generalmente spogli di intrecci rosa, in modo molto apprezzabile visto che così la relazione sentimentale non pesa sulla storia come un inutile fardello, ma si rivela godibilmente giocata su una complicità fatta di sguardi e scaramucce verbali.
Diverso è invece il discorso che bisogna fare sul villain (il Mark Strong di Body of Lies, RocknRolla, Stardust): nonostante si presenti inizialmente come l'ulteriore personaggio costruito bene, alla lunga denota uno scarso carisma e finisce con l'essere la spia del difetto principale della pellicola. Infatti, nonostante la sceneggiatura si dimostri molto ben realizzata formalmente (anche estremamente azzeccata nel rinfrescare i diversi topos holmesiani, recuperati nella loro quasi totalità, vd. ad esempio la spiegazione a posteriori dei punti oscuri nel meccanismo "giallo"), essa si rivela anche di poca sostanza nella costruzione della vicenda principale. La storia ha pochi elementi degni di nota, non si rivela mai particolarmente avvincente, sorprendente e finisce con il lasciare che tutto il lavoro gravi sulle spalle degli attori, anche se elementi apprezzabili come i diffusi richiami alla modernità sarebbero pure diffusi qui e là. In buona sostanza un'occasione sfruttata bene, ma distintamente al di sotto delle aspettative, quasi a voler attendere il prevedibile sequel per dare veramente fuoco alle polveri.
Voto: 7,5
Sufficientemente fedele alla tradizione ed abile nel rinnovarla, il film pur se estremamente godibile e ben fatto si rivela un po' deboluccio nel suo impianto narrativo.
Eccomi dunque alle prese con la terza trasposizione cinematografica di saghe letterarie di straordinario successo, dopo una onesta gavetta a base di maghetti e signori degli anelli: l'esperienza passata mi insegna che è un bene essere stato fino a poche settimane fa completamente all'oscuro delle origini di Twilight, perchè così il mio giudizio sarà legato solo a quanto mi scorrerà dinnanzi agli occhi sullo schermo, senza che le parole del romanzo giungano, anche involontariamente, ad influenzarlo.
Per tagliare la testa al toro, mi si lasci dire che il film è più bello di quanto sarei stato disposto ad ammettere fino a pochi giorni fa e che il riconoscimento di eccellenza gli è negato solo da alcuni difetti che il passaggio su grande schermo ha fatto nascere o, semplicemente, portato alla luce.
Sono conscio di quanto possa suonare irriverente ad alcune persone il fatto di collocare questi nomi all'interno della medesima frase, ma si rafforza sempre più in me la convinzione che Twilight sia uno dei tentativi meglio riusciti di riscrivere la storia di Romeo e Giulietta.
Tralasciando per un attimo l'insostenibile confronto tra il Bardo e Melissa Rosenberg (talentuosa adattatrice dell'opera di Stephenie Meyer), com'è possibile non vedere in entrambi il ritratto dello stesso amore cieco e totalizzante..? L'attrazione immediata e completa, la necessità folle e disperata dell'altro..? La maturità arriva improvvisa a svelare gli errori e le illusioni di questo sguardo adolescenziale, ma come negare il brivido raro ed indimenticabile che esso regala e che questo film fa riemergere nello spettatore? A ciò si lega in maniera alquanto affascinante (seppur non esattamente originale..) il vampirismo, che unisce amore e morte in un ballo vorticoso ed incessante facendo muovere i passi dei protagonisti nella distesa del conflitto imperituro tra istinto naturale e ragione, che coinvolge totalmente e drammaticamente sia Bella che Edward e che, con ogni probabilità, è il filo conduttore che impedisce alla pellicola di deragliare nella
banalità dei cosiddetti teen-movie.
Gran merito del risultato và anche attribuito agli attori principali (con Kristen Stewart e Billy Burke, suo padre, una spanna sopra gli altri), magari più "in parte" che bravi, ma comunque convincenti e perfetti nell'indossare i panni dei propri personaggi. Speriamo solo che la magnetica protagonista di "Into The Wild" non rimanga prigioniera in questi ruoli di ragazza timida ed introversa, che sembrano calzare perfettamente con quello che deve essere il suo vero carattere (vedere l'intervista al 'David Letterman Show' per conferma...), ma che corrono il rischio di non farla mai sbocciare in una grande attrice.A far da contraltare a questi punti di forza vi sono però degli elementi che si possono a tutta ragione etichettare come difetti e non come semplici imperfezioni. La regia rivela una mano a volte inaspettatamente incerta, quasi innaturale, artificiosa nel seguire le vite dei personaggi ed a questo non giova certo l'utilizzo di effetti speciali scadenti, superati anche da certa produzione televisiva contemporanea.
Il problema più importante sta però nella qualità della sceneggiatura di tutto quello che sta intorno al rapporto tra Edward e Bella: i dialoghi sono elementari e poco originali, l'intreccio sin troppo lineare e le pennellate che descrivono i comprimari poche e grossolane (sprecando l'occasione di creare dei "cattivi" veramente convincenti). Tutto questo è ancor più enfatizzato dalla scelta di realizzare un film di sguardo, più che di parola: a prevalere è la solitudine di personaggi e paesaggi, che non lascia molto spazio ai discorsi e rende quindi maggiormente manifesta la loro sciattezza...ancor più grave se ci si accorge che qualche spunto divertente far pur capolino nelle situazioni che nascono dalla difficile gestione della quotidianità tra i due innamorati...
E' probabile che questo sia il motivo che impedisce al film di essere trasversale fino in fondo, cioè di riuscire a colpire efficacemente (seppur in modi diversi) platee di età e gusti differenti, ed in definitiva lo rende un'occasione non sfruttata fino in fondo.
Voto: 7+
Un film che non annoia, piacevole, passionale come sanno essere i giovani, ma con tutti i difetti e l'immaturità che essi portano con sè.